Il cambiamento climatico sembra “aumenti in modo esponenziale il rischio valanghe sulle nostre montagne”. Lo dice il Wwf spiegando che “in primavera si assiste a forti aumenti di temperatura che agiscono come ‘innesco’ micidiale per i versanti dove si è accumulata più neve nel periodo invernale”. Fenomeni su cui esiste “una letteratura scientifica: per questo occorrerebbe che chiunque frequenti le montagne abbia una maggiore attenzione e prevenzione – dichiara Gianfranco Bologna,  del Wwf Italia – Sappiamo che le Alpi stanno subendo una contrazione importante dei ghiacciai e questo fenomeno è diffuso e documentato su tutti i ghiacciai presenti sul nostro pianeta. Tutto questo avrà gravi ripercussioni a lungo termine per le risorse idriche delle popolazioni che vivono a valle. Molti studi dimostrano come le valanghe e le slavine siano favorite dalla fusione dei ghiacciai e dalla variabilità climatica che alterna ondate di gelo a ondate di caldo”. Per il Wwf “dobbiamo da subito limitare l’uso dei combustibili fossili per evitare che la situazione diventi catastrofica”. “I campanelli d’allarme si moltiplicano – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf – Occorrono provvedimenti radicali, rapidi, orientati all’obiettivo primario di limitare il riscaldamento globale, dando concreta attuazione all’Accordo di Parigi. Occorre porre il rischio climatico alla base di tutti i progetti economici e sociali, per minimizzare l’impatto e adattarci: capendo, per esempio, che il turismo della neve ai tempi del cambiamento climatico non potrà essere lo stesso di decine di anni fa. Ma questo vale per tutte le attività economiche e opere umane. Comprese quelle della nostra vita quotidiana”.