di Ermete Realacci*

Manca poco all’inizio della conferenza di Parigi dove, a fine mese, oltre centoquaranta capi di stato si riuniranno per cercare di prendere decisioni comuni al fine di limitare entro i due gradi l’innalzamento della temperatura del pianeta, un surriscaldamento i cui effetti nefasti vediamo anche sul nostro territorio.

Su quest’argomento è intervenuto anche Papa Francesco che, con l’Enciclica LaudatoSi, il documento più autorevole, visionario e concreto sull’ambiente, ci ha detto che è impossibile affrontare la sfida del clima senza avere un’idea di economia, di società, di futuro in grado di mobilitare le migliori energie culturali, tecnologiche, umane.

In questi anni di crisi nell’economia italiana, e nel sistema delle imprese in particolare, si sono messi in moto anticorpi che parlano di ambiente, qualità, innovazione, efficienza e che stanno contribuendo, tra le tante nostre difficoltà strutturali, alla ripresa del Paese. I principi della sostenibilità ambientale della produzione e della qualità ed eco compatibilità dei prodotti e dei servizi si è rivelato un forte valore aggiunto che ha consentito a tante imprese italiane di affrontare gli anni difficili della crisi economica.

Non è un caso che abbiamo assistito, in questi anni, ad una crescente innovazione in chiave ambientale che ha dato vita ad una green economy che si nutre di coesione sociale e di diritti; di legami con il territorio fautori di innovazione, qualità e bellezza. Questo valore aggiunto viene dimostrato nella forza dell’economia verde fotografata nel rapporto GreenItaly 2015 realizzato, per il sesto anno consecutivo, dalla Fondazione Symbola e Unioncamere.

In Italia sono 372.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito, nel periodo 2008-2014 o prevedono di farlo entro la fine del 2015, in prodotti e tecnologie green. In pratica una su quattro, il 24,5% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono una su tre (32%). Solo quest’anno 120 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza: 31.600 imprese in più dell’anno scorso (+36%).

Abbiamo, quindi, un’economia verde tanto più robusta quanto maggiormente innervata in territori aventi significative risorse naturali e culturali. Possiamo dire che è il caso del Veneto, del bellunese e delle Dolomiti, dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Con 34.770 imprese green il Veneto è al secondo posto in Italia per numero assoluto di imprese che hanno investito o investiranno quest’anno in tecnologie e prodotti verdi.

Per quanto riguarda le province venete Padova ha 6.890 imprese green, Venezia 6.460 imprese che investono verde, Vicenza ne conta 6.360. Seguono Verona, con 6.110 imprese green, Treviso 5.970, quindi Belluno e Rovigo entrambe con 1.490 imprese green. Nel caso di Belluno sono numeri importanti, trattandosi di territori montuosi.

Ma la green economy ha un effetto positivo anche sull’occupazione. Con 6.210 assunzioni non stagionali di green jobs previste dalle imprese per il 2015, il Veneto è la quarta regione per numerosità di assunzioni verdi programmate entro l’anno. In tutta Italia i lavori “verdi” costituiscono circa il 60% della domanda complessiva con oltre 290mila assunzioni per il 2015. Segno che puntare sull’economia della sostenibilità paga sia in termine di valore che di lavoro, senza calcolare gli effetti benefici per l’ambiente.

Possiamo quindi condividere le parole del Presidente della Repubblica quando, riferendosi alla green economy, parla di un’economia che “ha alle spalle una rete robusta di solidarietà, un sistema di imprese coscienti della propria funzione sociale, un retroterra di legalità, conoscenze diffuse, passioni civili”. Parole che si addicono in modo particolare al Veneto e al bellunese.

Diceva Victor Hugo che “c’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un’idea il cui momento è giunto”. Noi italiani ci intendiamo poco di eserciti, ma siamo forti quando si tratta di produrre idee, valori e oggetti che parlano al mondo. La nostra green economy può parlare al mondo intero.

*Presidente della Fondazione Symbola